lunedì 20 febbraio 2012

The Monday Talk - La comunicazione


Buongiorno e buona Monday Talk a tutti!
Oggi è un lunedì piovoso, di quelli in cui penso quasi che le cose debbano andare bene per forza, tanto per controbilanciare la tristezza di una giornata così umida.
(Mi correggo mentre scrivo: la pioggia è diventata neve e sembra scendano fazzolettini bianchi dal cielo tanto sono enormi i fiocchi).

Questo w.e. ho conosciuto con immenso piacere una delle mie follower, con la quale abbiamo scambiato opinioni e punti di vista. Anche lei proveniente dal mondo della comunicazione mi ha proposto un argomento proprio in tema per il mio post di oggi. In realtà cerco sempre di non annoiare con argomenti troppo specifici ma la comunicazione è uno di quei temi che abbracciano ogni ambito della nostra vita...

Cos'è la comunicazione?
In realtà questo termine assume connotazioni diverse in ogni ambito: economia, sociologia, psicologia, marketing; ogni settore la vede a suo modo e ogni sociologo, economo, psicologo a sua volta ha una teoria in merito.
La comunicazione è un concetto molto meno banale di ciò che sembra (da studiare assicuro che è particolarmente complesso), ma è un qualcosa che abbamo insito nel nostro dna, che ci appartiene e domina la nostra necessità primordiale di esprimerci.

Dal mio punto di vista (personalissimo tra l'altro), la comunicazione è condivisione pura.
E quando comunico devo tenere ben presente cosa voglio dire, come lo voglio dire ma soprattutto il tutto in relazione a chi lo voglio dire.
E' piuttosto ovvio che se dovesse venirmi una voglia sfrenata di parlare di marketing con un bambino di 5 anni lo dovrò fare in un determinato modo; magari accompagnando la mia esposizione con divertenti aneddoti o fumetti e tentando di focalizzare l'attenzione del mio giovane uditore incamerando quello che è il SUO modo di esprimersi.

La comunicazione necessita di empatia, intesa come comprensione profonda del nostro uditore.
Nel corso di un atto comunicativo poi ci dovrebbe essere una certa flessibilità espositiva proprio dovuta alle reazioni dell'interlocutore. Se mi accorgo che il mio uditore di 5 anni, per riprendere l'esempio precedente, mi guarda in modo accigliato della serie "non sono scemo, puoi parlare anche senza fare quelle vocine stupide", allora dovrò variare la mia strategia espositiva prima di perdere completamente credibilità.

Che poi il termine strategia non mi è mai piaciuto granchè, perchè presuppone una macchinazione a mirata, ed essendo io un'istintiva non amo molto programmare la mia comunicazione con le persone.
D'altra parte bisogna bene tenere presente che comunicare sul lavoro o in pubblicità (il mio settore appunto) è ben diverso che comunicare con gli amici, pertanto almeno sul lavoro è necessaria una certa programmazione.

Aldilà delle analisi scientifiche o personali, quello che mi affascina della comunicazione è il fatto che ne abbiamo un bisogno innato. Comunicare è esprimersi e siamo esseri così complessi da riuscire a farlo in milioni di modi diversi...

Sapete però cosa manca... l'ascolto.
Siamo "bravissimi" - chi più chi meno - a comunicare, ma abbiamo dimenticato come ascoltare.
Siamo/sono sempre di fretta e ci dimentichiamo di leggere bene bene una mail, di sentire cosa ci stanno davvero dicendo al telefono, ci dimentichiamo di odorare, toccare...si comunica con tutti i sensi e noi spesso e volentieri dimentichiamo persino di avere un naso o delle orecchie.

Insomma la vera rivoluzione sarebbe riappropiarsi del proprio diritto di comunicare (del proprio tempo innanzitutto per farlo), di SCAMBIARE comunicazione e non solo di vomitare informazioni a destra e a sinistra devalorizzandole completamente perchè nessuno comunque le coglie.

Un buon inizio settimana cari lettori.
Per chi ha voglia o modo di leggermi, sto scrivendo anche sulla pagina Mode e Modi del settimanale Vivo Modena (Anche online sul sito http://vivomodena.it/).
Questa settimana mi trovate a pag.13-Speciale Sposi con l'articolo dedicato alla mitica wedding planner e blogger fatamadrina.

Un abbraccio vostra

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